Ero al chiosco del giardino pubblico, assorto nel mio primo caffè, quando lo vedo arrivare. Mi pare preoccupato. Gli chiedo e fa una smorfia di dolore. Penso “potevo farmi i cazzi miei per una volta? No, eh?”. Non ero per niente dell’umore d’ascoltare disgrazie altrui. Per qualche motivo m’ero svegliato con una certa allegria in corpo e non volevo dissiparla. Non gli faccio domande e me ne torno alla mia lettura di titoli del giornale. Ma poi lo sento sedermisi vicino dicendo: “Mio figlio…” e lì si ferma. Alzo gli occhi. Guarda il vuoto e non dice altro. Sollievo. Avrà capito che non sono dell’umore. E invece no. Era stata solo una pausa scenica. – “Abbiamo avuto un diverbio.” – “Ah si? Mi spiace…” gli dico con tono di solidarietà proprio mentre leggo un titolo interessante. Il mio velista preferito, un vero eroe dei mari, ha compiuto un’impresa epocale. Ha raggiunto la costa del… – “Sono preoccupato per lui. Nega l’evidenza…” dice mentre cerca d’attirare l’attenzione del garzone. Vorrà ordinare il solito caffè con panna ma quello scompare dietro il chiosco. – “Ah si?” gli sibilo tra i denti e lui credendo d’avermi attirato nella ragnatela si tira la sedia più vicino – “Eh si. Una cosa così stupida, poi… Sai che dice?” – “No, che dice?” M’ha tolto il gusto di leggere i dettagli dell’impresa epocale e richiudo il giornale sul tavolino accanto. – “Dice di non aver mai praticato il pattinaggio… pensa la follia!” -“E…? Cioè?” -“E invece certo che si. L’ha praticato per anni. E gli piaceva pure tanto. Ma… lui dice che non è vero. Che non è mai stato su una pista di pattinaggio.” Uffa che palle dove vuole arrivare sto deficiente? -“Ma ne sei certo?” gli chiedo. -“Ovvio che ne sono certo. Certissimo. L’accompagnavo agli allenamenti, alle gare… l’ho fatto per anni!” – “E come può essere, allora…?” – “È semplice: mi vuole fare impazzire? Oppure… Delle due una: vuol fare impazzire me o è impazzito lui. O non capisco che vuol fare.” – “Ma no… vedrai che è solo uno scherzo! Sai come sono i ragazzi d’oggi.” – “Appunto perché lo so sono preoccupato. I ragazzi d’oggi sono tutti pazzi!” – “Vedrai che ho ragione. È solo uno scherzo… vedrai” Gli offro il caffè con panna e la cosa finisce lì. Lo accompagno con gli occhi all’auto e finalmente posso tornarmene all’impresa del mio eroe dei mari, ma il giornale è stato rapito. Qualcuno sta leggendo i risultati delle partite e ne avrà per molto. La gente d’oggi scommette su tutti i campionati del mondo.
Qualche giorno più tardi allo stesso bar me lo vedo arrivare proprio nel momento in cui mi sono finalmente impadronito del giornale. Amen. Stamane, però, sembra allegro. Fischietta e da una gran pacca sulla schiena ad un conoscente che quasi crolla per terra. Poi tante risate e infine mi si siede accanto. – “Che ti offro?” – “Ti ringrazio ma ho appena fatto colazione. Com’è finita la storia di tuo figlio?” – “Quale storia? Ah… intendi la cosa del pattinaggio…” – “Esattamente… vi siete chiariti? Era uno scherzo?” – “No, magari fosse… ” – “E allora?” – “Ma niente, ti dico… è una cosa strana… sono stato vittima dell’effetto Mandela?” – “Effetto Mandela?” – “Proprio così. Effetto Mandela” – “Di che si tratta?” – “Non lo sai? Bè, d’altronde non ne sapevo niente neanch’io… C’è questa cosa nell’aria che si chiama così, effetto Mandela. Sono dei falsi ricordi che ti si registrano nella memoria. Tu credi che siano veri. Ne hai un ricordo chiarissimo. Ci metteresti la mano sul fuoco e invece…” – “E invece…?” – “E invece sono solo dei falsi ricordi. Non so come spiegartelo… Si tratta di una patologia, un fenomeno nuovo.” – “Ed è nell’aria??” – “Esattamente. La scienza l’ha scoperto da poco, quindi lo stanno ancora studiando. Niente di certo, ancora. Ma è una cosa ben strana. Io avevo un ricordo limpidissimo della faccenda del pattinaggio. Ricordavo chiaramente di quando lo accompagnavo alla pista, alle gare, di quando gli ho comprato i primi pattini ecc.. Tutto ricordavo come fossero cose realmente accadute, sai? E invece…” – “E invece erano falsi ricordi.” – “E già… Me l’ero fabbricata tutta da me. Anzi forse mi si è fabbricata da solo tutta questa storia. La scienza non ne è ancora certa… Ma adesso che lo so sto molto meglio, mi sento sollevato… Anzi lo trovo divertente… Vedrai quando capiterà a te. Perché, sai, è probabile che prima o poi capiterà anche a te.” – “E già. È nell’aria…”
Da allora me ne sono fatto una ragione di questo effetto Mandela e so che a me non capiterà mai. Perché io con internet e social non mi ci mischio granché e dunque sano immune da queste nuove patologie. Il Mandela infatti non è che una delle tante. Un’altra patologia solo recentemente scoperta dalla scienza e la prosopometamorfopsia.
L’effetto Mandela è un fenomeno di distorsione della memoria per cui molte persone ricordano alla perfezione un evento avvenuto con modalità differenti, in una data diversa o addirittura mai avvenuto.
La prosopometamorfopsia è un disturbo neurologico caratterizzato da una percezione alterata dei volti. Nella percezione di una persona affetta da questo disturbo, i tratti del viso risultano distorti. Spesso dando l’impressione d’aver davanti un demone.
Tenetele ben a mente queste informazioni che, se non ritorneranno utili in questa sede, state pur certi che le nozioni di questi “concetti” vi ritorneranno utili a qualche punto delle vostre vite prossime future.
M’ero preso una pausa -senza che necessariamente a voi dovesse importare, se non che adesso- e me n’ero andato a liberarmi di qualche tossina. Per esser chiari, sono appena rientrato dalla palestra. Alle docce il mio vicino ha attaccato bottone e non mi sono fatto pregare. Ci siamo infilati in una conversazione tanto breve quanto interessante, che se dovesse capitare di rincontrarci certamente vorrò approfondire. Il tizio è un giornalista che è più o meno tutto quello che ho memorizzato di lui. E non so come né perché siamo finiti a discutere d’una ricerca di cui si sta occupando. Ripeto non so nient’altro di lui se non che è un giornalista. Posso solo immaginare che nobn si occupi di sport, politica né di cronaca. Ma non saprei incasellarlo con precisione, visto l’argomento della sua investigazione: che è proprio la prosopometamorfopsia. Questa, chiamiamola così, coincidenza si presta a introdurre un terzo fenomeno psichico -o quello che è- dei nostri tempi, che tra l’altro s’intreccia pure con l’effetto Mandela: il sincronicismo. Da non confondere col sincronismo e la sincronicità dei nessi acausali di Jung. Nel sinconicismo, infatti, vi è alla base un nesso de causale che sfugge alla nostra capacità di comprenderne il meccanismo.
Sarà perché ormai viviamo immersi in una specie di liquido amniotico fatto di polveri intelligenti (smart dust), occhi e orecchi digitali, cibernetici o come preferite identificarli, algoritmi che hanno sbaragliate le care vecchie sinapsi, che fa accadere ciò che ieri era impensabile, che ci bombarda di informazioni su una qualsiasi cosa abbiamo nominato senza neanche troppa enfasi un giorno in spiaggia o in macchina con un amico, che ci ha abituati ad accettare l’incredibile coincidenza come il più naturale degli accadimenti. O sarà forse altro ma, fatto sta che il fenomeno della coincidenza di due fatti del tutto simili, affini, allo stesso momento o in linea consecutiva, è divenuto talmente un fattore delle nostre vite da richiedere il conio di termini più appropriati e definizioni più specifiche.
Dunque, oggi, è del tutto normale che accada una cosa così. Che scrivi di qualcosa di cui se non proprio mai almeno raramente hai scritto e mezz’ora più tardi s’intavoli una conversazione sotto la doccia gelida d’una palestra proprio attorno a un argomento così poco trattato da chiunque, persino dagli addetti ai lavori. Qualcosa di cui la stragrande maggioranza della gente non ha mai sentito parlare.
E qui potremmo riesumare il caso Tesla e teslismo di cui ho parlato un paio di post fa. Ma non è di mio interesse in questo momento. Lo stesso potremmo fare con la finestra di Overton. Anche questo piuttosto intersecato… ma anche in questo caso eviteremo di impelagarci in elucubrazioni inutili.
Perché, infatti, preferisco concentrare l’attenzione su come questi e altri fenomeni simili -ma principalmente il sincronicismo- potranno influire sulla percezione del circostante e su come l’arte potrà adattarsi per mantenere un ruolo nella società post-umana che è ormai cosa concreta.