FACCIAMO FINTA CHE…


Qualche anno fa, nel tentativo di ravvivare una festicciola mortifera, qualcuno propose ai pochi che a mezzanotte eravamo ancora lì, il gioco del facciamo finta che…
Non so quanto sia popolare sto gioco qui di cui io stesso avevo solo un vaghissimo ricordo adolescenziale. Comunque un po’ come nel più conosciuto gioco della bottiglia anche qui ci si siede per terra e si forma un cerchio ma chiaramente non c’è nessuna bottiglia da far girare. Qui si fa a turno e uno alla volta ciascuno propone uno scenario ipotetico in cui qualcun altro dovrà costruire una storia.

Una tizia propose una visita ad una mostra del futuro. Il risultato non fu troppo creativo per cui non appassionò né me né nessuno. La mostra si svolgeva con poca fantasia in un ambientazione post-apocalittica e le opere erano state eseguite da macchine. Macchine progettate da un essere umano che dunque era il vero artista. Niente di nuovo, insomma.

Ora vi ripropongo lo stesso gioco. E stesso scenario: una mostra d’arte nella ormai prossima società post-umana. Questa volta però toccherà a me inventarmela.

Un piccolo preambolo è d’obbligo. O forse un paio.
Il primo: I fotografi, si sa, son truffaldi, di cento scatti ce n’è forse uno buono. Fellini chiamava così i compositori. Anzi li chiamava rabdomanti. Diceva che come i rabdomanti anche loro vanno in cerca di qualcosa sotterrata ma che già scorre, forse da sempre. E forse è vero. Ma poi penso a Rimsky e Respighi e Clementi e Scarlatti figlio e mi ricredo. O almeno non ne sono più tanto certo. Bisogna fare almeno qualche eccezione. Tra i fotografi invece.. be, son tutti uguali. Chiaramente pure qui c’è qualche eccezione. Ma più rara. Io ne ho conosciuti solo due tra le centinaia, che gliene bastavano pochi di scatti e niente photoshop. Ma solo uno mi lasciava a bocca aperta. L’altro… nisba, occhio buono ma come tanti. E quello che mi lasciava a bocca aperta eccelleva pure con la penna e dunque era una gran mente, uno buono a tutto. Se non un genio almeno alquanto. E vogliam parlare degli scrittori? Idem con patate. Anche loro poca farina nel sacco. Il più lo rubano all’esterno. Sono secoli ormai che saccheggiano gli antichi inermi. Pure qui ci sono, è chiaro, delle eccezioni. Sono molte a dire il vero, ma relativamente poche, per quanti scrittori si danno alle stampe. Infinitesimali. Dei pittori poi non ne parliamo. La democratizzazione del collezionismo ha sepolto l’arte e più di tutto la pittura.

Dunque in una proiezione sul futuro prossimo venturo che certamente avrà mietuto vittime illustri come gli artisti in carne ed ossa, dopotutto non è poi così insensato che dell’uomo non vi sia più traccia e che anche dell’arte, se mai dovesse ancora interessare, se ne occupi la macchina che, almeno col senno di oggi, non si presta ai giochi di potere e altre schifezze dell’uomo. È disinteressata, immune, non avendo un corpo di cui soddisfare le debolezze, alla corruzione. Col senno d’oggi, almeno. È giusto che in un mondo ripulito dalle nefandezze della carne, l’artista sia una macchina che sa riprodurre se stessa.

E adesso andiamo alla mostra che ho visitato per voi. Vi dico ciò che ho visto senza coinvolgimenti emotivi di sorta. Perché quel che ho visto è pura intelligenza. Nuda logica fatta concetto.

Dunque, vengo prelevato al cancello della zona degli arrivi e trasportato a quello che da fuori pare un gigantesco uovo e che invece varcata la soglia che è tutta un fascio di luce tipo una tenda di laser, si rivela un edificio come li conosciamo. Architettura piuttosto familiare. Stanzoni squadrati con pareti, soffitti e pavimenti del tutto simili a un museo d’oggi. Niente porte da schiudere ma solo grandi aperture. Il colore alle pareti è opalino, a volte iridescente e in certe stanze a campiture di tante tinte differenti che non mi sono riuscito a spiegare. Nessun controllo è necessario poiché di te si sa già tutto. Persino ciò che stai pensando, che è un punto di svantaggio. Gli altri due reperti umani con cui mi trovo, non sono come me ospiti estranei al nuovo mondo. Loro ci son cresciuti in questa nuova dimensione. Vivono nel recinto degli umani che però sono molto diversi da noi di oggi. Sono abituati al governo delle macchine, della superintelligenza e tutto il resto. Sono come scimmie nate in cattività che accettano l’autorità dell’uomo, per capirci. Per cui per loro è del tutto naturale ciò che invece a me provoca un certo disaggio. Non tanto per l’asetticità del luogo che come detto non è troppo diverso dalle corsie ospedaliere che sono i musei moderni di oggi, ma l’assenza d’un tuo simile o persino d’un animale con cui scambiarti uno sguardo, di cui poter comprendere lo stato d’animo. E l’esser cosciente del fatto che non ne incontrerai uno neppure fuori di lì. Si, perché quei due con cui sto visitando la mostra, hanno si due gambe e due braccia come me, un viso con naso bocca e una coppia d’occhi, mani prensili e tutto il resto, ma non conoscono altro mondo che quello lì in cui si vive sottomessi all’ordine algebrico dell’ipercomputer (per usare un termine comprensibile). È inutile, insomma, cercare un’intesa con questi due. Loro stessi pensano, parlano e agiscono come robot. Paradigmaticamente è un altra dimensione quella in cui vivono, incomprensibile, il mondo tutto segue leggi fisiche diverse da quelle che hanno sin qui regolato il nostro. Non c’è un universo e neppure un multiverso. C’è soltanto ciò che si vede (cosa che potrebbe anche avere i suoi vantaggi). I parametri sociali sono stati stravolti perché tutto ruota attorno a un’idea di coscienza collettiva che bada a tutto e risolverebbe ogni problema se ce ne fossero. Un regime, insomma, potremmo assimilare a quello che chiamiamo comunismo, con cui, infatti condivide il lato oscuro, quello dei privilegi dell’oligarchia che qui è “incarnato” dai server che tutto controllano e nessuno ha mai visto. Ma a differenza dei capi del comunismo non sono deificati poiché, come detto ciò che per un umano esiste è solo ciò che vede. Non c’è nient’altro da immaginare. E forse è proprio per questo che sti due con cui sto percorrendo queste sale museali, sembrano così spenti, gratificati da ciò che gli è concesso essere e da ciò che vedono e che hanno. Nessuna ambizione, nessun desiderio, nessuna illusione traspare dai loro occhi. Eppure li vedo tremare per il freddo qui dentro che la temperatura è da frigorifero e li ho visti sudare fuori di qui sotto la palla di fuoco o quello che è questo sole che hanno. Perché si, anche il sole è del tutto diverso da come lo vediamo noi sfigati di oggi. È iridescente anche lui. È meno accecante al punto che lo puoi osservare senza rimetterci le rètine. E ci vedi dentro ciò di cui è fatto, che sembra, la butto lì, plasma. Ma forse è solo un ologramma, perché l’ho visto sparire per qualche istante un paio di volte. Eppure è ben più caldo del nostro sole. Chissà di che è fatto realmente. Ma poco importa perché siamo qui per la mostra.

Finalmente arriviamo alla mostra. Una voce suadente al punto che mi provoca un’accenno di erezione, ci informa che stiamo per entrare nella mostra dell’artista 893,723.BRG6672 (o qualcosa di simile. capirete che non era facile memorizzarne il nome) e continua con un breve escursus su vita arte e miracoli del “tizio”: “Prodotto del programma artistico TX*JA77, nato per volontà del Ministero della Memoria Umana, il grande artista 893,723.BRG6672 ha un curriculum da fare invidia a Andy Warhol di cui ha ad oggi il triplo delle mostre nei maggiori musei del nostro bellissimo mondo. Per ben 182 volte ha superato Da Vinci e Caravaggio in tecnica pittorica, Bernini e Medardo Rosso in quella scultorea e tanto altro ancora. È secondo solo al divino 3232B8 per numero di vittorie. È autore di oltre due milioni di opere d’arte e centomila video. Insomma, signori, quella che state per visionare è l’ultima mostra di un genio come mai prima il mondo ne ha conosciuti, che in questo caso è di stile concettuale. Per espressa volontà dell’artista non vi daremo nessuna informazione al riguardo. La sua volontà è che sia per ciascuno di voi un’esperienza intima. Adesso potete varcare la soglia. Avete avuto la fortuna di esser selezionati per quest’oggi, quindi, godetevi la mostra e ci rivediamo sulla soglia dell’uscita tra dodici minuti.”

Che delusione. La mostra era una vera merda. Dodici minuti dopo ero depresso e dentro di me gridavo “perchè?” e “ridateci l’arte!!”

Non sapevo che era il momento del giudizio del visitatore e che eravamo tenuti ad ascoltare ciascuno quello degli altri due. Il primo dei due semiumani pare entusiasta: “Meraviglioso! Un’esperienza che non dimenticherò mai. Ringrazio il grandissimo 893,723.BRG6672 per aver condiviso con me tanta logica. E sono grato al Ministero della Memoria Umana per avermi concesso questo privilegio. Mi sento già una persona migliore. Grazie”

Pure l’altro recita una tiritera simile, solo aggiungendo che: “… Questa magnifica esperienza mi ha illuminato un nuovo percorso che credo, anzi ne sono certo, sia il mio, quello per cui sono stato messo al mondo e che d’ora in avanti perseguirò. Voglio diventare un artista…”

Ma viene interrotto dalla voce suadente: “Sa che cosa implicherebbe questa sua nuova vocazione, signor tal de tali? Sa che l’arte è una cosa molto seria e che quindi è riservata noi. Ha tenuto conto, nel prendere questa decisione, che dovrà sottoporsi a modifiche nei laboratori di programmazione dell coscienza e che non potrà più vivere nel recinto degli umani? Ci pensi bene prima di confermare questa sua sopraggiunta vocazione. Ricordi che confermando non potrà tornare indietro. Allora… Conferma o no?”

E il semiuomo, veemente come un grido di guerra: “SI!! Confermo!!!”

La voce suadente si fa seriosa: “Bene. Tra quattro minuti lei verrà prelevato dall’unità di raccolta e trasportato ai laboratori. Saluti il suo amico per un ultima volta.” I due si stringono la mano mentre la voce si rivolge a me: “E lei, signor tizio caio, che viene dal mondo antico, cosa ha da dire sulla mostra di 893,723.BRG6672 che ha appena visionato? Ricordi che lei ha avuto il privilegio di trovarsi qui con noi per magnanima concessione del Ministero degli Affari Interdimensionali e del Ministero della Memoria Umana, in quanto rappresentante di quella frangia di umani che si opponevano al cambiamento. Lei si trova qui perché riporti ai suoi una descrizione veritiera di questo nostro mondo. Perché li rassicuri sul futuro. Allora… cosa ne pensa della mostra?” – “Magnifica! Non ho altro da aggiungere. Esperienza sensorialmente Magnific..” – “Non menta, signor tizio caio” dice la voce interrompendomi. E subito un’altra voce diffusa nell’ambiente dice: “Una vera merda!” ed è la mia voce. Rimango impietrito. Ogni muscolo mi si irrigidisce come in uno cadavere da ore. Vengo sopraffatto dal panico all’idea di essere alla totale mercé dei robot che sono materializzati tutt’intorno. – “Non ha altro da dire, signor tizio caio? Si è ammutolito. La capisco. Ha paura. Ma noi siamo magnanimi e comprendiamo le vostre debolezze. Quindi le concedo per conto del Ministero degli Affari Interdimensionali, del Ministero della Memoria Umana e del Ministero del Controllo della Logica un’altra opportunità, così che possa ricredersi. È felice? Si decontragga, signor tizio caio. Lei qui è al sicuro. Nessuno le torcerà un capello. Qui non è come da voi, sa?”

Io provando sollievo ma non troppo: “Quindi vedrò un’altra mostra?” – “Ne vedrà tante quante servirà perché si faccia l’idea corretta della nostra civiltà.” – “Quindi non mi riportate indietro oggi?” – “No. È stato deciso che lei rimarrà nostro ospite fino ad allora. Tra due minuti verrà condotto al recinto degli umani assieme al suo nuovo amico. Buon soggiorno e ci rivediamo domattina.”

Bene allora. L’idea di rimanere qui ospite non mi molesta per niente. Anzi mi stuzzica la fantasia. Potrò vedere come vivono i nostri eredi e poi vedrò pure un bel po’ di paesaggi e della loro merdosa arte. Alla prossima mostra!



correlati