LA QUESTIONE DELLA PERCEZIONE


Prendo spunto per questo breve post da una mia recente incursione nella storia del medioevo. Ciò che più m’è saltato all’occhio è l’ incoerenza tra la trattazione storiografica e la percezione che invece ha la gente comune di questo lungo periodo storico. Come tutti ben dovremmo sapere per convenzione va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente alla cosiddetta Scoperta dell’America. Quindi dal 476 al 1492. Inoltre questo periodo che è considerato l’età intermedia tra l’antica e la moderna come la intesero gli umanisti italiani che all’alba del rinascimento decisero di marchiarlo come periodo oscuro, è suddiviso in due periodi noti come Alto Medioevo (476 – 1000) e Basso Medioevo (1000 – 1492).

Prima di scrivere ho interrogato un manipolo di per così dire amici che avevo a portata di mano. Fingendo di non ricordare li ho consultati al riguardo e tutti hanno risposto più o meno allo stesso modo. Alla domanda “quant’è durato il medioevo?” hanno tutti risposto allo stesso modo: circa mezzo millennio. A “da quando a quando?” sono tutti stati concordi nel farlo terminare nel 1492 con qualche discrepanza sull’inizio compreso in una forbice di cento anni e comunque tutti attorno all’anno 1000.

Non c’è stato modo di convincerli che quello a cui si riferivano era solo una metà, precisamente il Basso Medioevo, e che dimenticavano l’altra metà, dalla fine della civiltà romana. Finché ovviamente non hanno messo mano ai cellulari rimanendo increduli quasi tentati di bollare wikipedia per quello che in realtà è, fonte inattendibile. Prima, però, di tornare sui loro passi e ammettere la lacuna inspiegabile. D’altronde erano tutte persone d’una certa cultura. Ciononostante il campione credo sia fedele alla realtà. E mi chiedo che ne è stato di quella prima parte di medioevo? Perché nella mente della gente non riesce a registrarlo? È come vi fosse un vuoto incolmabile, un’area della loro memoria che smagnetizza ogni ricordo. E la cosa mi pare assai divertente oltre che curiosa. Un triangolo delle Bermuda nella testa della gente.

Poi, prendendoci un minuto per rifletterci meglio, ci si rende conto che si tratta verosimilmente di una falla nella percezione della storia e del tempo dovuta alla cultura di massa. Al cinema che tratta solo quella parte del medioevo e alla letteratura che in gran parte fa lo stesso.

Per me addirittura il medioevo termina un paio di secoli prima. La sua fine faccio coincidere se non con Cimabue almeno con Giotto e i suoi affreschi. Ma mi rendo conto che si tratta di una idiosincrasia dovuta a una mia deformazione arte-centrica. Con quegli affreschi l’arte spicca il volo verso orizzonti ancora sconosciuti. Si libera dal decorativismo e dal celebrazionismo e scopre la prospettiva e il vero. E siccome sono arte-centrico, anche in questo caso le attribuisco (all’arte) il ruolo di apripista, scopritore di ciò che gli umanisti più tardi codificheranno. L’età moderna insomma la faccio nascere a cavallo tra ‘200 e ‘300 con Giotto e se vogliamo gli stilnovisti.

Ora, questa selettività di cui è dotata la memoria forse del solo Uomo indottrinato (manca la controprova per esempio del buon selvaggio caro agli illuministi) prestandoci attenzione la si può riscontrare nella vita di tutti i giorni tra la gente comune e non. La percezione che abbiamo del mondo che ci circonda è sempre grandemente alterata dall’informazione che ce ne fornisce un punto di vista esterno che è uguale per tutti pur nelle sue versioni contrastanti.

La verità è ciò che “pensa” la maggioranza. E d’altronde il concetto intrinseco nella democrazia è proprio quello di trovare la quadra livellando, piallando via ogni asperità. Perché il mondo deve essere come una saponetta, liscio, compatto e facile da maneggiare.



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