LEONIK


Ieri sera ho sentito un amico che m’ha dato una dritta: parrebbe che Leonardo da Vinci fosse un robot e per di più alieno. Questo almeno secondo Giulio che lavora allo Smithsonian. Ma poi ho sentito Marco che invece lavora alla Normale e dice che Leonardo non è mai esistito. S’è fatto una risata grassa come il lardo di Colonnata di cui ho una patacca sulla camicia, e dopo qualche sorso di (immagino) acqua s’è schiarito la voce e s’è fatto serio e annoiato. “Ma dai… non dirmi che non l’avevi capito! Su, da te non me l’aspettavo; da altri si ma da te proprio no!” ha aggiunto solleticandomi l’ego, e mentre mi controllavo l’espressione compiaciuta allo specchio lui continuava “Come Tesla, su…”. E lì mi sono scollegato. Cioè non che gli abbia chiuso il telefono in faccia, intendiamoci. A scollegarsi è stato il mio cervello per via di quel parallelismo.
Ora, che Tesla non è mai esistito lo so pure io, è abbastanza chiaro che non esiste uno che (vissuto non nei secoli oscuri del medioevo ma nel 900 e non in un recesso himalayano ma tra la gente progressista delle metropoli americane) spunta dal nulla, così all’improvviso e te lo ritrovi dappertutto; riviste e giornali, scaffali dei best-seller, e poi in tv e persino nelle conversazioni tra gente ordinaria che a stento sa far funzionare un tostapane. Come fosse sempre stato uno di famiglia in tutte le case. Il mondo intero (almeno l’occidente che poi per noi è il mondo intero) s’è risvegliato un giorno invaso dai suoi santini, come qui da noi accadde con padre Pio anni fa, e da finte vecchie pubblicazioni scientifiche a garanzia di veridicità, tipo DOP e IGP.
Solo casualmente quest’intruso alla cui ubiquità abbiamo dovuto abituarci in fretta e persino memorizzarne almeno l’abc di vita e gesta onde evitare figure barbine coi nostri amici tuttologi da google, s’è trascinato dietro una valanga di verità di cui noi poveretti eravamo all’oscuro. D’altronde è pur sempre il più grande genio forse di ogni tempo! E vabbè..

Dunque è chiaro che sia tutto finto e la discussione potrebbe e dovrebbe finire qui. Non fosse che… oltre ai creduloni che affollano le piazze delle città, dei social e degli altri luoghi di divulgazione della dottrina e i suoi dogmi, ci si è messo pure l’uomo più irreale (dicono che non esista o che sia un robot lui stesso) e più ricco del mondo (a meno di novità di cui non sono al corrente). Questo Musk, insomma, che mantiene vivo lo spettro di Tesla con le sue macchine che nessuno ha mai voluto e che infatti senza le continue iniezioni di soldini l’avrebbero mandato in malora quindici anni fa, finché l’opera di persuasione delle menti molli ha dato i suoi frutti. In nome, neanche a dirlo, d’un altro spauracchio d’oggi: l’ecologismo. Ed ora questi poveri cervelli molli li trovi in fila per ricaricare o dispersi per quadranti sconosciuti delle megalopoli in cui vivono alla ricerca di una colonnina fuori dai radar. Povere menti molli, come vi compatirei se m’importasse qualcosa di voi e della vostra cancel culture (che mi rifiuto di tradurre), della vostra ipocrisia inclusivista e del vostro buco nell’ozono che prima o poi qualcuno mi dovrà spiegare.

Ad ogni modo questo Musk che sarà pure, come dicono, un personaggio di fantasia generato dalla realtà virtuale o quello che è ma che, comunque -stando alle notizie di cronaca rosa-, non disdegna di inseminare donne dotate di apparato ovarico e passione per il denaro, e ci delizia con una trovata dietro l’altra che la stampa immancabilmente si premura di definire “geniale” qualsiasi cosa sia. Questo Musk di questo Tesla deve essere uno smisurato estimatore. Infatti è principalmente grazie a lui che il serbo è entrato nel pensiero delle menti molli di tutto il mondo. E la cosa mi fa sorridere quasi più della stessa idea che anche Musk sia ritenuto un genio di prim’ordine; anzi “IL” genio dei nostri giorni per antonomasia, almeno da quando quello inglese sulla sedia a rotelle ha lasciato il campo libero.

A questo ci aggiungerei i tratti (somatici) dell’uno quanto dell”altro e il quadro si completa di cornice. L’uno (il serbo) sembra il figlio di Chaplin con Djokovic, e lascio a voi stabilire chi tra i due l’avrebbe partorito. L’altro, il Peter Pan afrikaner, l’eterno sognatore che da bambino apriva portali inter-dimensionali nella sua cameretta sotto gli occhi ammirati della tata, invece è la maschera di cera a cui mia zia ha lavorato per anni per poi lasciarla incompiuta. Povera zia Vera!

Ma se il caso di Tesla puzza e non poco, allora per onestà intellettuale non posso escludere che anche quello di Leonardo mi sarebbe risultato maleodorante fossi io vissuto ai tempi in cui il suo nome divenne popolare. Magari allora avrei avuto le idee più chiare sul personaggio di quanto le abbia oggi. Perché col genio di Vinci ci sono cresciuto come tutti e da italiano mi sono incazzato quando per il cinquecentenario della sua nascita (o era dalla sua morte?) al TG della RAI lo definirono “il genio italo-FRANCESE”. Per me, infatti, è anche una questione di orgoglio nazionale e già costretto ad ingoiare il rospo della Gioconda al Louvre e dei tanti altri ladrocini, quell’espressione da civetta della lettrice del TG non la riuscii proprio a mandar giù. Figuriamoci se oggi sia facile per me accettare che non sia mai esistito anche lui. E poi come detto, anche volendo non è mica facile mettere in prospettiva (quella giusta) le vicende legate al mito leonardesco essendoci cresciuto, avendolo avuto instillato una goccia alla volta per tutta la mia adolescenza e oltre.

Ciò detto devo ammettere che in cuor mio l’ho sempre pensato da me che Leonardo sia solo un nome e che dietro a un nome si nasconda ben più che una singolo individuo di genio. Anche perché, detto tra noi, cos’è il genio? Dopotutto la vita m’ha insegnato che l’Uomo (l’essere umano se preferite, oppure per par condicio “donnano”, fate voi..) non è certo capace di “creare” nell’accezione comune del termine. Sa soltanto rifare quel che ha visto. L’Uomo è semmai ri-creativo, cioè, e il che non si applica unicamente alle arti e alla creatività (intesa come la si intende comunemente), ma anche alle scienze e a tutti gli altri ambiti in cui si cimenta. La scienza ha verosimilmente più spesso di quando si pensi, se non sempre, una matrice retro-ingegneristica. Si occupa probabilmente (e questa è soltanto una mia convinzione) di riprodurre cose che esistono già o che si conoscono già nella forma in cui verranno enunciate.

Che dietro di loro ci sia l’Intelligenza Artificiale? Non è da escludere. Sfido chiunque a distinguere un’immagine CGI da una reale oggigiorno. Ma, allo stesso tempo, poco importa stabilirlo. Cosa cambierebbe per noi che viviamo oggi sospesi tra i ricordi d’un mondo di cui conoscevamo tutto ma che ha fatto in fretta a sparirci da sotto gli occhi e uno nuovo di cui non riconosciamo gli odori e, in prospettiva, tanto diverso e comunque di là da manifestarsi nella sua interezza? Non cambierebbe nulla, è chiaro.
Che dunque si tratti di I.A. o altro, e stabilire da quanto tempo sia in controllo della realtà che ci circonda, non servirebbe a cambiare la prospettiva, ad alleviare il disagio dell’incertezza, a renderci meno spaesati, a ridarci un po’ di quell’illusione di armonia che rassicurava nei momenti di sconforto. Almeno quelli come me. E dunque? Per quanto mi riguarda… che Leonardo resti quello che è sempre stato e che Tesla, Musk e gli altri si… boccaccia mia fermati qui.



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